Ue, stop totale ai motori dal 2035 rivisto al 90%: impatti e strategie per l’automotive

Dal divieto assoluto alla flessibilità operativa

Con un cambio di passo atteso dal settore, Bruxelles ha rimodulato il percorso verso lo zero emissioni: dal 2035 non scatterà più il divieto totale di vendita dei veicoli a combustione, ma un target di riduzione del 90% delle emissioni di CO2 allo scarico rispetto al 2021. Resterà quindi spazio alla commercializzazione di benzina, diesel e ibridi nel mercato post-2035, entro i limiti consentiti. Secondo le stime Ue, sul mercato potrà essere presente una quota del 30-35% di veicoli non pienamente elettrici.
Il nuovo impianto prevede meccanismi di “crediti” che i costruttori potranno maturare attraverso l’uso di acciaio a basse emissioni “made in Europe” e di carburanti sostenibili, come e-fuel e biofuel avanzati, “Purché – viene precisato – non siano biocarburanti di origine alimentare”. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha assicurato: “L’Europa rimane in prima linea nella transizione globale verso un’economia pulita”. Il commissario all’industria Stephane Séjourné ha ribadito l’impostazione pragmatica senza arretrare sugli obiettivi: “L’obiettivo rimane lo stesso, le flessibilità sono in realtà flessibilità pragmatiche alla luce dell’adesione dei consumatori e della difficoltà dei costruttori di proporre sul mercato veicoli 100% elettrici entro il 2035. La Commissione europea ha scelto un approccio che è al tempo stesso pragmatico ma che mantiene i suoi obiettivi e le sue ambizioni climatiche”.

Conseguenze per brand, dealer e filiera

Per case automobilistiche, reti di concessionarie, piattaforme di noleggio e operatori dell’aftermarket, la svolta si traduce in pianificazione più granulare del mix di alimentazioni, con elettrico, ibrido ed endotermico che coesisteranno più a lungo. La chiave competitiva sarà orchestrare il portafoglio prodotto e le operations intorno a tre direttrici: riduzione reale delle emissioni in uso, decarbonizzazione dei materiali e conformità tracciabile ai criteri dei crediti. Per l’aftermarket si aprono spazi per servizi evoluti su ibridi e endotermici compatibili con carburanti sintetici, mentre le reti vendita potranno calibrare meglio stock e tempi di consegna, tenendo conto dei vincoli emissivi e delle preferenze dei clienti locali.
Sul piano operativo, conviene muoversi subito su alcuni fronti:

  • Gamma e ordini: riallineare il piano prodotto, con focus su versioni elettriche e ibride affiancate da endotermici pronti a e-fuel, ove disponibili.
  • Approvvigionamenti: negoziare forniture di materiali a basse emissioni, inclusi contratti per acciaio “made in Europe” in grado di generare crediti.
  • Tracciabilità: adottare sistemi digitali per certificare materiali e carburanti sostenibili lungo la catena del valore.
  • Aftersales e formazione: aggiornare officine e gommisti su procedure ad alto voltaggio, diagnosi avanzata e gestione di carburanti sintetici.
  • Valori residui e remarketing: ricalibrare i modelli di valutazione per noleggio e usato, considerando la domanda mista post-2035.

Un’impostazione positiva verso l’innovazione non esclude l’attenzione etica: per garantire una transizione equa, occorrono trasparenza sui criteri dei crediti, accessibilità economica per i consumatori e supporto alle PMI della filiera che dovranno investire in nuove competenze.

Tecnologie e AI per centrare i target

Per rispettare il 90% e sfruttare i crediti in modo efficace, le aziende dell’automotive dovranno accelerare sulla digitalizzazione dei processi. Sistemi di misurazione, reporting e verifica delle emissioni integrati nei gestionali di produzione e vendita consentono di legare in modo nativo i dati di materiale, motorizzazione e carburante ai requisiti normativi. Qui l’intelligenza artificiale può offrire un vantaggio concreto: previsione della domanda per ottimizzare la mix strategy per area e canale, pianificazione della rete di ricarica e dei servizi ibridi, pricing dinamico in base ai vincoli emissivi, oltre alla manutenzione predittiva per ridurre consumi e CO2 delle flotte in uso.
Nelle operations, algoritmi di AI aiutano a riconciliare i certificati di materiali a basse emissioni e i volumi di carburanti sostenibili, riducendo errori e tempi di audit. Per dealer e operatori del noleggio, modelli di machine learning migliorano le stime dei valori residui di elettrici e ibridi in mercati con normative evolutive, mentre l’analisi dei dati di telematica supporta training e processi di officina. Tutto questo richiede governance dei dati rigorosa, sicurezza informatica e meccanismi di controllo per prevenire bias e pratiche scorrette: innovazione sì, ma con responsabilità e rispetto della privacy.

Le reazioni: tra pragmatismo e richieste di maggiore spinta

La correzione di rotta ha acceso il dibattito politico-industriale. Per il ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso, la decisione rappresenta una “breccia nel muro dell’ideologia”. Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini parla di “Troppo poco”, incalzando Bruxelles a “smettere di fare solo mezze cose: devono fare cose e oggi non le stanno facendo”. Sul fronte comunitario, la Commissione rivendica l’equilibrio tra ambizione e realtà industriale. In questo quadro, per costruttori e reti vendita l’unica strategia vincente è trasformare la flessibilità in vantaggio competitivo, combinando elettrico, ibrido, materiali a basse emissioni e carburanti avanzati, senza derogare a trasparenza e integrità dei dati. Il messaggio di fondo resta chiaro: la transizione prosegue, con più strumenti e responsabilità condivise lungo l’intera filiera.

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